L'abuso di alcol è dannoso per la salute, da consumare con moderazione.
Set: Cépage Grolleau
A differenza da quanto si potrebbe credere, la regione vinicola della Loira è un territorio di immigrati: il cabernet franc proviene dal Paese Basco, il gamay e il pinot noir dalla Borgogna, il côt da Cahors. Il grolleau, invece, fa eccezione: è uno dei pochi vitigni realmente autoctoni della Valle della Loira, probabile discendente del gouais blanc.
La sua prima traccia scritta ufficiale risale all'inizio del XIX secolo, sotto il nome di « grolleau de Cinq-Mars », dal nome di Cinq-Mars-la-Pile in Touraine, dove ha fatto fortuna ai vignaioli locali; è stato persino soprannominato il « gros-lot », tanto i suoi generosi e regolari rendimenti valevano meglio di un biglietto della lotteria. Il suo nome deriverebbe da « grolle », termine regionale per indicare la cornacchia, in eco al colore scuro delle sue bacche.
Nel 1958, il Grolleau Noir è persino il vitigno rosso più piantato di tutto il vigneto della Loira, prima che i fascini più raffinati del cabernet franc e del gamay prendessero il sopravvento: oggi occupa il terzo posto.
Il Grolleau Gris, invece, è una mutazione naturale del grolleau noir, confermata da marcatori molecolari. Le sue superfici hanno vissuto la loro montagna russa: 225 ettari nel 1979, un picco di 908 ettari nel 2000, poi una lenta erosione a circa 530 ettari nel 2018 (fonte INRAE/Plantgrape).
Per molto tempo relegato al rango di vitigno da bancone, buono per semplici e dissetanti rosati dell'Anjou, il grolleau sta vivendo da qualche anno una riscossa inaspettata: vignaioli esigenti, spesso in biologico o biodinamico, lo vinificano ormai in vino rosso o in macerazione, rivelando una materia fine, speziata, piena di freschezza.
Il vero figlio del paese forse non aveva ancora mostrato tutto il suo potenziale: queste sei bottiglie ne sono la prova:
Importo totale del cofanetto escluse le spese di spedizione: